SANTA LUCIA VERGINE
E MARTIRE SIRACUSANA
Brevi cenni storici
e considerazioni.
Ogni evento importante, impreziosito peraltro dai
secoli che sono trascorsi dal suo svolgimento, racchiude sempre una parte di
leggende o credenze popolari.
Splendido esempio
cristiano di questa mia considerazione è la vita della “mia” patrona S. Lucia.
Guardando
teneramente indietro nel passato possiamo vedere quanto siano semplici e molto
migliorati rispetto ai tempi trascorsi, anche dei piccoli gesti facenti parte
della nostra vita quotidiana.
Qualunque
cristiano, che si reputi osservante, si reca puntualmente presso la Casa del
Signore per partecipare alla S. Messa o semplicemente per colloquiare
fiduciosamente con Colui che ci ha dato l’esistenza stessa.
Immaginiamo per un
attimo che questa nostra solida libertà di culto venga a mancare improvvisamente
e che dovremo essere costretti, in un futuro, a nascondere la nostra professione
di fede a causa di un persecutore salito al potere.
Questa è
orientativamente la situazione esistente pochi anni prima l’avvento di S. Lucia.
Alla fine del III
secolo la Chiesa godeva di una tiepida tranquillità; anche personaggi pubblici,
militari, la stessa moglie e la figlia dell’imperatore Diocleziano, professavano
la nostra fede nonostante ci fossero filosofi sempre avversi nei confronti della
nuova religione.
La successiva
creazione della tetrarchia da parte di Diocleziano fece ascendere al potere
alcuni cesari che vedevano molto negativamente la nuova religione.
Da questi eventi
cominciarono le sanguinosissime persecuzioni anche per le comunità cristiane
presenti a Siracusa, importantissime anche perché evangelizzate dallo stesso S.
Paolo che rimase tre giorni a Siracusa durante il suo viaggio verso Roma.
Particolarmente
importanti erano all’epoca le catacombe di S. Marciano, primo vescovo di
Siracusa inviato direttamente a Siracusa da S. Pietro per fondare la prima
Chiesa dedicata a Cristo, dopo quella di Antiochia.
In questo scenario
si trovava, come accennavo prima, Lucia.
Sua madre Eutichia
soffriva da tantissimo tempo d’emorragie e per ottenere da Dio la grazia di
guarire, le due donne si recarono presso il sepolcro della Beata Agata a
Catania.
Fu proprio lì che
durante la preghiera Lucia cadde in un profondo sonno e sentì S. Agata chiederle
come mai fosse venuta presso di lei a chiedere l’intercessione per la grazia
poiché lei stessa sarebbe presto stata glorificata presso il Signore e sarebbe
diventata importante per i siracusani come lei lo era per i catanesi.
Udito questo Lucia
si era svegliata e si era resa conto che sua madre era completamente guarita.
Tornata a casa
aveva più volte pregato la stessa Eutichia di concederle la dote che le sarebbe
toccata per poterla distribuire ai poveri bisognosi, ma aveva ottenuto come
risposta dalla madre che avrebbe ottenuto quanto chiesto quando sarebbe rimasta
orfana.
Finalmente Lucia,
perseverante come tutti coloro che costruiscono il Regno di Dio, riusciva ad
ottenere i propri beni ed iniziava a dividerli a coloro che ne avevano bisogno; il
suo disegno era di essere per sempre sposa di Cristo, unico vero bene di
salvezza eterna.
Questa situazione
arrivò alle orecchie del giovane promesso sposo di Lucia il quale dapprima non
creò alcun problema in quanto tranquillizzato da Eutichia, la quale gli aveva
riferito l’intenzione di Lucia di acquistare dei beni per lui stesso, ma poi,
venuto a conoscenza dell’enorme fede della fanciulla, la denunciò al prefetto
Pascasio.
Così iniziò la
storia del martirio della vergine siracusana; Pascasio la sottopose ad un
interminabile e durissimo processo con l’intenzione di farle rinnegare tutto ciò
in cui ella credeva. La minacciò di esporla a pubblica vergogna se non avesse
subito adorato gli idoli pagani.
Lucia, forte della
fede in Dio, rinunciò sempre a piegarsi e quindi dopo aver fatto infuriare
Pascasio con la sua determinazione fu condannata ad essere oltraggiata.
Fu proprio in
seguito a questa decisione che la Santa doveva essere trascinata dai soldati, ma
nulla poté muoverla dal luogo in cui si trovava; ancora più furioso Pascasio
ordinò che fosse legata e trascinata prima da un gran numero di soldati e dopo,
non ottenendo alcun risultato, legata a diverse paia di buoi.
Così il prodigioso
evento si affermò ancor più, poiché nemmeno con tale forza Lucia fu spostata;
Pascasio, quindi, ritenendola una praticante di riti magici decise di farla
cospargere d’urina, per sfatare il sortilegio, e di farla ardere cospargendola
di pece e resina.
Anche qui
l’ennesimo fallimento del misero Pascasio, giacché Lucia, forte della sua fede
nel Suo unico Sposo Gesù Cristo, non fu minimamente toccata dalle fiamme.
A tal punto
Pascasio, il quale iniziava ad essere deriso dalle folle, decise di porre
termine alla vicenda condannandola alla decapitazione; qualche istante prima che
Lucia fosse definitivamente legata alla vita eterna, rivolgendosi ai suoi
concittadini, preannunciò l’ imminente fine delle persecuzioni con la caduta del
regno di Diocleziano e disse agli stessi siracusani che lei sarebbe venerata
nella sua città, per grazia del Signore Cristo Gesù, come S. Agata lo era a
Catania. Era il 13 Dicembre del 304.
Salita
spiritualmente al Padre, degna d’onore e benedizione per aver immolato la
propria vita per la fede in Gesù Cristo, fu seppellita nei pressi del luogo del
martirio dove, nel punto esatto del suo martirio, la legenda colloca ancor oggi
la presenza di una colonna situata, ai tempi moderni, all’interno della Basilica
eretta in suo onore.
L'ipotesi della
decapitazione è suffragata dalle condizioni in cui si trova oggi il Corpo della
Santa: con il capo staccato e mancante di una vertebra.
Il Suo corpo rimase
a Siracusa fino al 1039, anno in cui il generale bizantino Giorgio Maniace lo
prese per donarlo all’imperatrice Teodora.
Successivamente,
durante le crociate, i veneziani lo portarono presso la loro città dov’è
attualmente venerato, dopo alcune traslazioni tra chiese della stessa città
lagunare, presso la chiesa dei santi Geremia e Lucia, all'esterno della quale,
dal Canal Grande, si può ammirare la scritta: "LUCIA VERGINE DI SIRACUSA
MARTIRE DI CRISTO IN QUESTO TEMPIO RIPOSA ALL'ITALIA AL MONDO IMPLORI LUCE
PACE".
FESTA DEL PATROCINIO
Un evento
prodigioso si verificò nel mese di Maggio dell'anno 1646, durante una tremenda carestia il vescovo
fece esporre il simulacro argenteo della Santa col proposito di pregare affinché
intercedesse verso Dio per ottenere la grazia.
Durante la S. Messa
domenicale una colomba entrò in Cattedrale e dopo aver volteggiato più volte si
posò nei pressi del presbiterio.
Subito dopo entrarono in
Chiesa gridando al miracolo in quanto dei bastimenti carichi di cereali e legumi
erano entrati in porto per rifugiarsi, scongiurando così una tremenda moria.
Da quel giorno
la Chiesa siracusana
fece voto di ricordare l'evento perennemente la prima e la
seconda domenica di Maggio.
Tale ricorrenza
viene anche chiamata dialettalmente dai siracusani "Santa Lucia delle quaglie",
in quanto quando il simulacro argenteo,
durante il giro di Piazza Duomo, raggiunge la Chiesa di S. Lucia alla Badia,
vengono fatte levare in volo un cospicuo numero di colombe.
MIRACOLOSA TRASUDAZIONE NEL SEPOLCRO
Nel 1735, durante la guerra
che vedeva alleate Francia e Spagna contro Carlo VI imperatore d'Austria e re di
Sicilia, il popolo siracusano fu ancora una volta costretto ad abbandonare le
proprie abitazioni a causa dell'imminente bombardamento da parte spagnola.
Trovandosi in situazioni di
estremo disagio, anche il clero aveva dovuto abbandonare i propri monasteri e si
trovava costretto a vagare nelle campagne limitrofe alla città, il popolo
siracusano si era ancora rivolto alla propria Patrona per ottenere protezione.
Fu a questo punto che gli
ingegneri militari spagnoli, con doveroso rispetto verso il luogo Sacro, si
recarono il 6 Maggio dello stesso anno al Sepolcro di Santa Lucia per
preservarlo dai bombardamenti. Durante i sopralluoghi all'interno si accorsero
che la statua marmorea della Santa, opera di Gregorio Tedeschi del 1600, aveva
il volto, le mani ed i piedi ricoperti di un liquido simile a sudore.
Dapprima anche i religiosi
che accompagnavano gli ingegneri pensarono ad un fenomeno dovuto all'umidità, ma
ciò si ripeté nei due giorni successivi.
A tal punto si fecero
rimuovere i vetri allora posti attorno alla statua e si asciugò con panni
più volte il sudore, appurando che il guanciale, il velo e la veste erano
asciutti.
Successivamente i
bombardamenti ebbero inizio, ma non vi fu alcuna vittima tra i cittadini
siracusani; persino il comandante imperiale Marchese Orsini rimase incolume,
nonostante una bomba cadde all'interno della propria abitazione. La stessa
bomba, perfettamente integra, viene ancora oggi conservata presso il museo
luciano nella cattedrale di Siracusa.
Al termine delle ostilità
un' apposita commissione poté affermare, ascoltati i testimoni, che la
sudorazione dei giorni 6, 7 e 8 Maggio 1735 era miracolosa.
ISCRIZIONE DI EUSKIA
Rappresenta uno dei documenti più importanti riguardanti il culto di Santa Lucia
a Siracusa.
Rinvenuta dall'archeologo Paolo Orsi il 22 giugno 1894 durante l'esplorazione
delle catacombe di San Giovanni e datata intorno al V o VI secolo, venne
probabilmente messa come pietra funeraria da un cristiano sulla tomba della
propria consorte, tradotta dal greco recita testualmente:
Euskia, la
irreprensibile, vissuta buona e pura
per anni circa 25, morì nella festa
della mia Santa Lucia, per la quale non vi ha elogio condegno; (fu) cristiana
fedele, perfetta grata al suo marito
di molta gratitudine".

torna alla pagina
iniziale di meraviglie siracusane