Leishmaniosi  Canina

A cura del dott. Palma Enrico


Introduzione



In questi ultimi anni, ho constatato nella mia zona (Alto Tirreno Cosentino) un preoccupante aumento della popolazione canina infestata da un temibile parassita endocellulare: la Leishmania. Questa parassita è veicolato quasi esclusivamente dal morso di un insetto ematofago, appartenete al genere Phlebotomus (il nome deriva da flebotomia: incisione di una vena), comunemente denominato Pappataceo , di aspetto simile ad una zanzara molto piccola di 2-3 mm. In particolare modo i soggetti maggiormente colpiti sono quelli viventi in campagna (maggiore possibilità di contatto con il flebotomo) e dalle mie ricerche ho rilevato che particolari condizioni di stress del cane favoriscono l'infezione, come ad esempio cani legati ad una catena (purtroppo esistono ancora queste situazioni!) oppure con spazi molto limitati per muoversi o ancora cani abbandonati alla solitudine in cui i contatti con l'uomo sono sporadici. Ma spesso, anche cani in buone condizioni psichico-fisiche sono colpiti, soprattutto le razze pure originarie da latitudini nordiche dove questa specie di zanzara non esiste e le razze a pelo corto. Ma in generale tutte le razze possono essere soggette alla parassitosi. La situazione è abbastanza preoccupante poiché la Leishmaniosi è una malattia in continua crescita e le cure allo stato attuale non sono totalmente efficaci e la produzione di un vaccino nonostante le continue ricerche sembra ancora lontana. Inoltre, altro ospite ricettivo di questa malattia è l'uomo nel quale si può sviluppare una grave patologia viscerale e forme muco-cutanee più o meno rilevanti, fortunatamente abbastanza rare e quasi totalmente curabili rispetto al cane. In Italia la malattia è presente in forma endemica.


Eziologia e ciclo biologico



La Leishmania è un protozoo appartenente alla Famiglia dei Trypanosomatidae. Inizialmente le specie rilevate erano tre: la Leishmania Braziliensis presente soprattutto in America latina e ritenuta responsabile della patologia muco-cutanea; la Leishmania Tropica accertata in Medio-Oriente, in nord-Africa, in Russia ed in Grecia, agente della Leishmaniosi cutanea ; la Leishmania Donovani presente in Oriente, Asia, Africa e Russia, causa della forma viscerale della malattia. Successivamente nuovi studi classificarono il ceppo Chagasi presente in America latina ed il ceppo Infatum presente nell'Europa. Quest'ultima probabilmente è l'unica responsabile della Leishmaniosi nel nostro paese. Oggi, la forma viscerale e cutanea della parassitosi sono considerate stadi evolutivi di una medesima malattia nel cane, mentre nell'uomo le due forme sono distinte.
Il parassita è presente in natura in tre diversi stadi: Amastigote presente nell'ospite vertebrato (cane , alcuni mammiferi e uomo) in localizzazione endocellulare, di forma rotondeggiante od ovoidale di 2-5 micron di diametro senza flagello; la forma Promastigote si trova invece nell'insetto vettore in forma libera ed è caratterizzata da un lungo flagello libero, il corpo è allungato e può raggiungere i 15 micron; la Paramastigote è un ulteriore forma del ciclo nell'ospite vettore.
Il parassita presente nella saliva dell'insetto ematofago in forma di promastigote penetra nel sangue dell'ospite vertebrato attraverso la puntura dell'insetto. Raggiunto il circolo sanguigno viene fagocitato dai macrofagi. In ambito cellulare si compie la trasformazione del protozoo dalla forma promastigote alla forma amastigote. Quindi si ha un forte replicazione degli amastigoti per scissione binaria, fino alla rottura della cellula ospite. Gli amastigoti liberi nel sangue vanno a parassitare altre cellule macrofaghe invadendo così l'organismo. Il ciclo si compie allorché il flebotomo (pare che sia solo la femmina a pungere) attraverso un pasto di sangue infetto, introduce nel suo intestino la Leishmania amastigote che in 30 ore circa compie la trasformazione in promastigote, si riproduce, e in 3-15 giorni migra nell'apparato buccale dell'insetto ed è pronta a reinfestare nuovi ospiti.



Epidemiologia in Italia



La Leishmania è abbastanza diffusa in Italia, soprattutto nelle zone rurali e periferiche della fascia costiera, fino ad una altitudine di 700-800 metri. Focolai di una certa entità sono stati risontrati in quasi tutte le nostre isole. In particolare grossi serbatoi della malattia sono localizzati nell'isola d'Elba (il 40% dei cani viventi in alcune zone è risultato infetto), sul promontorio del Monte Argentario, in Sicilia, Campania (ultimamente un forte aumento del numero dei cani infetti è stato rilevato nell'isola di Ischia), Abbruzzo, Molise, Puglia e Calabria. Nella zona dell'alto Tirreno Cosentino ho riscontrato un aumento dell'incidenza della malattia, probabilmente il 5 % dei cani viventi nelle zone rurali è affetto da Leishmania. Con esclusione delle zone dell'estremo nord, la Leishmania è presente su tutta la penisola. La diffusione della parassitosi è legata alla presenza degli insetti vettori. Delle specie italiane il Phlebotomus Perniciosus è il primo dittero responsabile della Leishmaniosi viscerale canina ed umana, mentre il P. Perfiliewi è il maggiore veicolo della Leishmaniosi cutanea.


Patogenesi nel cane



Quando penetra nell'organismo la Leishmania stimola la reazione del sistema immunocompetente. Alcune volte si può avere una neutralizzazione subitanea del parassita. Oppure si stabilisce un temporaneo stato di equilibrio tra agente aggressivo e sistema immunitario, in cui la Leishmania allo stato latente è pronta a infestare l'organismo ad un minimo cedimento delle difese immunitarie. Ma spesso, essendo proprio le cellule deputate alla fagocitosi ad essere parassitate, la malattia prende facilmente il sopravvento, in quanto il protozoo resiste all'interno della cellula ai sistemi enzimatici difensivi del macrofago. Il continuo stimolo dell'antigene parassitario sul sistema immunitario turba seriamente l'equilibrio umorale, si ha una iperproduzione di anticorpi che però non riesce a distruggere il parassita. Questa disfunzione è alla base dei processi patologici della malattia. Una delle principali alterazioni che s'instaurano è una grave alterazione del quadro siero-proteico, con aumento della protidemia totale, con riduzione delle albumine e aumento delle gammaglobuline Il rapporto tra queste due proteine plasmatiche, che nei cani sani si aggira intorno ad 1, nei soggetti ammalati scende a valori di 0,1 e 0,45. La verifica di questo valore è un dato importante ai fini diagnostici. Altro grave problema è la formazione di immunocomplessi dovuta alla unione di un antigene solubile con un anticorpo precipitante. La precipitazione può avvenire in tutti i distretti organici, ma con maggiore frequenza gli organi colpiti sono il rene (glomeruli), l'occhio (uvea) , le membrane sinoviali e la cute. Tale situazione determina un'attivazione degli agenti flogogeni e la liberazione di anafilotossine con gravi danni tissutali e scompensi funzionali. Si osservano inoltre granulomatosi diffusa, amiloidosi, e una grave immunodepressione. Tutte le cellule del sistema reticolo-endoteliale sono parassitate.


Sintomatologia



Il periodo d'incubazione può variare da 1 mese sino a 3 anni e oltre. L'età dei soggetti colpiti varia da uno a undici anni, con una percentuale maggiore dei cani di età compresa tra i 4 e i 6 anni. La sintomatologia è molto varia e il decorso è normalmente subacuto-cronico. E' stata rilevata anche una rara forma acuta della Leishmaniosi che colpisce i cani giovani ed è accompagnata da febbre alta, tremori diffusi, con esito fatale dopo pochi giorni. I primi sintomi classici dell'infezione sono dati da una perdita di vivacità del cane, dimagrimento, facile affaticamento, aspetto emaciato, atrofia delle masse muscolari con maggiore evidenza dei rilievi ossei, soprattutto a livello di bacino, articolazioni e testa. Inoltre possono essere presenti, ma meno frequentemente: una modesta febbre remittente, vomito, diarrea, zoppia (dovuta ad artriti prevalentemente articolari), sete intensa e poliuria ( in caso di danno renale), epistassi, fotofobia e cecità. L'epistassi è dovuta ad una riduzione del numero delle piastrine ed alla presenza di erosioni della mucosa nasale.
In circa il 75% dei cani ammalati sono presenti le lesioni cutanee. A livello della pelle si può avere una alopecia diffusa con cute ispessita e paracheratosica. A volte si ha solo una forte desquamazione furfuracea, di aspetto amiantaceo refrattaria ad ogni trattamento. Nel 30 % dei soggetti colpiti sono presenti delle ulcere cutanee, soprattutto a livello delle zampe, del muso e delle orecchie. In queste piaghe di aspetto crateriforme è possibile isolare la Leishmania. E' possibile la presenza d'infiltrazioni granulomatose, visibili come noduli cutanei, che richiamano le lesioni cutanee dell'uomo note come "bottone d'oriente". Più rara è la dermatite pustolosa a diffusione generalizzata. Un segno molto probante di malattia, quando è presente, è l'onicogrifosi (allungamento delle unghie), dovuto allo stato di flogosi della matrice ungueale.
I sintomi a carico dell'occhio talvolta rappresentano gli unici segni iniziali della malattia. Sono dovuti sia all'azione diretta del parassita e sia alla formazione degli immunocomplessi precedentemente menzionati. La dermatite esfoliativa secca sulla cute palpebrale del cane è un altro dei segni caratteristici della Leishmaniosi. Essa è bilaterale e conferisce il classico aspetto, descritto come "cane con gli occhiali". Spesso si ha cherato-congiuntivite, uveite, irite che portano alla formazione di un forte edema corneale, per cui l'occhio appare ricoperto da uno strato opaco, biancastro, che va a nascondere completamente la pupilla. Edemi sotto retinici sono responsabili del distacco della retina e della cecità del soggetto.
La reticolo-endotelite diffusa porta nel 90 % dei casi ad un aumento di volume degli organi interessati. La palpazione dei linfonodi esplorabili soprattutto dei prescapolari e dei poplitei e quindi l'apprezzamento della linfoadenomegalia è un altro fattore molto importante da tenere in considerazione assieme a tutti gli altri segni, per una diagnosi clinica. L'alterazione del Sistema Reticolo Endoteliale porta ad un aumento della attività emo-cateretica e quindi ad una diminuzione del numero dei globuli rossi con consecutiva anemia, apprezzabile anche all'esame ispettivo delle mucose.
Quando sussistono più sintomi tipici della malattia, la diagnosi di Leishmaniosi risulta abbastanza agevole al clinico, senza dover utilizzare il laboratorio. Ma frequentemente, la parassitosi decorre in forma subdola con uno o lievissimi sintomi che possono soltanto far nascere il sospetto della patologia. In questi casi la conferma definitiva della diagnosi ci verrà data dagli esami di laboratorio.


Esami diagnostici



Un aiuto alla diagnosi clinica, senza dover ricorrere ad esami specifici, può esserci dato da un profilo generale ematologico. La diminuzione degli eritrociti e nel 50% dei casi delle piastrine, l'aumento della VES, e l'aumento delle proteine totali con aumento delle gammaglobuline e diminuzione delle albumine( valutazione del tracciato elettroforetico), sono dati costanti in corso di Leishmaniosi. Nelle urine si rileverà la presenza di proteinuria più o meno marcata. In caso di elevato danno renale si noterà un aumento della creatinemia e della azotemia sierica.
Ma per una diagnosi definitiva, occorre senza dubbio avvalersi degli esami che mirano alla ricerca diretta della Leishmania o dei suoi antigeni.
Per la ricerca primaria del parassita si effettuano gli esami bioptici: aspirazione ad ago sottile del linfonodo; biopsia midollare; biopsia cutanea (impressione del derma); impressione diretta o per raschiamento di ulcere e granulomi. Per la ricerca degli antigeni si adoperano i test sierologici: immunofluorescenza indiretta; emoagglutinazione indiretta; ELISA; controimmunoelettroforesi; Dot ELISA.
Talvolta un singolo esame non basta a svelare la positività della malattia, per cui in caso di forte sospetto di Leishmaniosi, occorre combinare più esami per un risultato di certezza.


Prognosi e terapia



La Leishmaniosi canina è una patologia di difficile soluzione. Mentre in campo umano, per fortuna, la terapia porta ad una percentuale di guarigione completa di circa il 96 % dei casi, nei nostri amici animali purtroppo tale percentuale scende drasticamente. Spesso si confonde una guarigione clinica (regressione di tutti i sintomi, in cui il parassita rimane latente nell'organismo) con la guarigione completa (negativizzazione dei test sierologici ) e costanti sono le ricadute della malattia in forme sempre più gravi e refrattarie ai trattamenti. Se la malattia è diagnosticata all'inizio, quando non sussiste una sintomatologia conclamata e il soggetto è giovane al disotto dei due anni, con un'opportuna cura, la percentuale di guarigione può anche essere intorno al 40%. Con l'avanzare dell'età, ma soprattutto con la Leishmaniosi in stato avanzato (manifestazione della sintomatologia tipica) questa percentuale scende variabilmente a secondo dei soggetti dal 5 al 15% . Alcuni ricercatori addirittura, sostengono che la guarigione completa costituisce un evento rarissimo.
I farmaci d'elezione per la terapia anti-leismania sono i composti pentavalenti dell'Antimonio. In Italia i più usati sono l'antimoniato di N-metilglucamina e l'antimoniato di meglumine (glucantime). Vari sono i protocolli di somministrazione. Il classico è quello di 100mg/kg di metilglucamina ( in un unica somministrazione)per due cicli di 15 giorni ciascuno intervallati da due settimane di sospensione. Tale dosaggio, secondo recenti studi, può essere aumentato sensibilmente (tenendo sotto controllo la funzionalità renale ed epatica) e il ciclo di somministrazione dovrebbe durare fino ad una normalizzazione del quadro proteico. Avendo l'antimonio un tempo di emivita breve (da ricerche è emerso che dopo 6 ore dalla somministrazione circa il 95% del farmaco viene eliminato dall'organismo) è opportuno suddividere la somministrazione in due dosi giornaliere per esercitare un'azione antiparassitaria continua. Per combattere la formazione degli immunocomplessi si usa il cortisone. Questo farmaco però, deve essere usato solo in caso di necessità, in quanto il cortisone deprime il sistema immunitario, e la parassitosi ha il suo punto di forza nello "inceppamento" di questo sistema. In effetti studi negli Stati Uniti hanno dimostrato l'efficacia di alcune sostanze immunostimolanti ai fini terapeutici. Altri farmaci usati sono: l'amminosidina, l'allopurinolo e l'amphotericina B. Quest'ultimo è il farmaco di prima scelta per la cura della Leishmaniosi umana. Ma, prescindendo il suo elevatissimo costo, sembra purtroppo che l'amphotericina B non abbia la stessa efficacia dimostrata in campo umano, per la cura dei nostri animali.

Tra gli ultimi farmaci prodotti ed adoperati per la cura della leishmaniosi sono le miltofosine. Queste hanno il vantaggio rispetto ai farmaci tradizionali (antimoniali) di poter essere utilizzati per bocca. I risultati sono molto soddisfacenti, anche se alcuni soggetti hanno mostrato una certa intolleranza al principio attivo.

Le cure più efficaci vengono desunte sicuramente da un sapiente accostamento di più farmaci, personalizzate e monitorizzate per lo stato di salute del singolo soggetto e dalla valutazione clinica  della sua risposta organica alle varie terapie.



Riflessioni finali



A volte molto tristemente, succede che il proprietario, dopo che al suo cane è stata diagnosticata la Leishmaniosi e messo al corrente della trasmessibilità della malattia all'uomo, soprattutto se l'animale vive in stretto ambito famigliare, chiede al medico veterinario come drastico epilogo di compiere l'eutanasia del soggetto ammalato. Questo tipo di richiesta implica delle profonde e attente riflessioni:
1) Per il veterinario "medico degli animali" questa richiesta è inaccettabile. La professionalità esige un impegno massimale fino alla fine. Inoltre dalle statistiche emerge che i farmaci impiegati nella cura hanno una provata validità d'azione ed esiste una percentuale di casi di guarigione . Voglia e speranza costituiscono a mio avviso una validissima base per il successo di ogni terapia. Però è opportuno anche valutare e riflettere che la Leishmaniosi in stato avanzato diventa una malattia terrificante. I soggetti malati terminali entrano sicuramente in un lento, straziante e inesorabile stato di sofferenza.
2) Maggiori dubbi vi potrebbero essere per il veterinario il cui ruolo è quello di salvaguardare la salute pubblica da eventuali rischi zoonosici. Il regolamento di Polizia Veterinaria sancisce che il proprietario dell'animale ammalato deve essere debitamente avvertito sull' infettività della malattia. Il detentore del soggetto ammalato è obbligato ad adottare le misure precauzionali richieste in caso di malattia infettiva e secondo un vecchio regolamento (ma ancora vigente) è obbligato a non spostare il soggetto ammalato dal luogo in cui vive. Oggi questa norma va in contrasto con le leggi sulla protezione animale ed è quindi contestabile. Dall'ultimo bollettino epidemiologico del Ministero della Salute che risale al 1996 si evidenzia che sono stati diagnosticati in Italia in quell'anno 145 casi di Leishmaniosi viscerale umana e 33 di Leishmaniosi cutanea. Da questi dati emerge però, che non esiste un rapporto diretto di contagio tra animale ammalato e uomo. In zone in cui la malattia è fortemente presente nei cani, ad esempio nell'isola d'Elba, nel 1996 non è stato rilevato alcun caso di Leishmaniosi umana. Comunque, il cane infetto rappresenta un anello di congiunzione per la continuità del ciclo del parassita, in quanto i flebotomi attingono la Leishmania succhiando il loro sangue.
3) Esiste però, un terzo importante punto di vista, che va al di là di eventuali paure e timori… E' il punto di vista di chi possiede un cane e lo ama veramente e forte di un'informazione sanitaria corretta può azzerare i rischi d'infezione. Oggi, con il passar degli anni, al nostro amico fedele viene riservato sempre di più un importante e giusto posto nell'ambito famigliare. L'umanità, la sensibilità, l'amore e la cultura esigono il massimo rispetto verso le creature animali e quindi la massima diligenza e impegno nelle loro cure con le dovute precauzioni e senza morbose ossessioni, pur sempre compatibilmente, con i limiti di sicurezza per la tutela della nostra salute e quella dei nostri figli.


Bibliografia consultata



L. Casarosa, Parassitologia degli animali domestici. C.G. Edizioni medico scientifiche.
T. C. Jones - R. D. Hunt, Patologia veterinaria. Piccin .
SCIVAC Quaderni di Veterinaria, Leishmaniosi canina. Edizioni SCIVAC.
Ministero della Sanità, bollettino epidemiologico.