MOSE' BIANCHI

(1836 - 1892)

Agostino Bassi, lo scienziato; Mosè Bianchi, l'artista: fu grande ma sfortunato pittore, nato a Mairago il giorno 11 Novembre 1836 e morto a Mairago il giorno 11 Novembre 1892, all'età di soli 56 anni precisi (1).

Egli fu certamente il più valido e completo pittore dei suoi tempi fra i pittori Lodigiani.

Era nato da Giuseppe Bianchi e da Caterina COPPINI il giorno di S. Martino e fu battezzato il giorno seguente nella Chiesa parrocchiale di Mairago.

Ecco l'atto di nascita e di battesimo, conservato nell'archivio parrocchiale di Mairago, scritto in latino (Registro "NATI" 1835 - 1859):

"Nell'anno del Signore mille ottocento trentasei, il giorno dodici di Novembre, il sacerdote D. ANTONIO GUSCIONI "de mandato" battezzò il bambino nato ieri alla prima ora dopo lamezzanotte (2) da Giuseppe Bianchi e da Caterina COPPINI, coniugi di questa Parrocchia al quale fu imposto il nome di Mosè (MOIJSES).

Padrino fu Carlo MARAZZI figlio di Tommaso di questa Parrocchia".


"Mairago -- Probabile casa natale di Mosè Bianchi era forse situata all'interno di questo cortile; tuttavia non si è potuta stabilire con certezza l'esatta ubicazione della casa, stante la discordanza delle tradizioni ed il silenzio dei documenti."

Il nostro Mosè Bianchi (purtroppo omonimo e contemporaneo del più ricco e famoso pittore Mosè Bianchi di Monza), già nella giovanissima età, dimostrò la sua torte indole artistica e la sua decisa inclinazione al disegno e alla pittura; indole e inclinazione arricchite da doti sicure di espressione tecnica e artistica. Era, come si dice, un ragazzo eccezionale e promettente; purtroppo però, era di famiglia povera o, comunque, non ricca al punto di mirare in alto.

Eppure, il giovane Mosè non si scoraggiò affatto e superò i non pochi ostacoli che via via gli si presentavano davanti. Studiò pittura in un primo tempo a Lodi, un pò qua e un pò là, dove poteva, dimostrando a tutti subito il suo talento artistico non comune, per cui la strada incominciò ad essere più piana ed accessibile. Pur senza grossi mezzi finanziari, egli riuscì, più tardi, a studiare pittura a Milano, presso il famoso e celebre maestro HAYEZ, ed ivi risiedette per diversi anni, senza mai dimenticare, tuttavia, la sempre cara terra natia di Mairago, che visitava frequentemente per incontrare la famiglia e gli amici e per trascorrervi in pace lunghi periodi di riposo e di riflessione artistica. Finalmente qualcuno si accorse di lui, del suo talento e della sua povertà: il Comune di Lodi gli offrì una borsa di studio permettendogli di visitare e conoscere meglio le più famose Città d'Italia e le loro ricchezze artistiche e storiche. Fu anche a Ferrara, ove dipinse la "Francesca da Rimini", e a Firenze, dove dipinse alcune "vedute" della città.

Il pittore di Mairago era uno studioso eccezionale ed insaziabile: dallo studio dei grandi maestri del Rinascimento, e, in generale, dalla tradizione "romantica", egli apprese il gusto della rappresentazione di soggetti storici, che presentava puntualmente e con successo a mostre e rassegne, specie a Brera. Dipinse ottime tele su Vistarini, Napoleone Bonaparte, Silvio Pellico e Milton (il quadro raffigurante Milton, cieco, che vende il suo famoso poema "Il paradiso perduto", è ritenuto dai critici il suo capolavoro).

Mosè fu anche buon ritrattista (specialmente figure femminili) e paesaggista, dedicando spesso il suo geniale talento all'esaltazione della sua terra e della vita semplice e felice dei suoi abitanti. Di queste opere non disprezzabili - purtroppo eseguite talvolta su miseri cartoni - ricordiamo: "Casolare di Mairago", "Panni al sole", "Ore tranquille" che sono conservati al Museo Civico di Lodi, assieme a tanti altri disegni.

"Mairago -- La casa in primo piano - in antico molto più bassa- sembra essere stata abitata da Mosè Bianchi negli ultimi anni della sua vita fino alla sua morte. Anche in questo caso, non è possibile stabilire con certezza la verità-storica."

Un ricordo tutto particolare merita una sua tela di notevoli proporzioni: LA DISFIDA DI BARLETTA. In quest'opera assai significativa (un omaggio a Fanfulla da Lodi, nato a Basiasco? cambia completamente stile: nel "Milton" e, in genere, nei ritratti, lo stile era preciso, accurato, rifinito nei minimi particolari e quasi "psicologico"; nella "DISFIDA" la pennellata è decisa, nervosa e quasi graffiante, per rulla accurata, ed i colori sono forti e gridanti, conferendo alla scena il dinamismo e la forza drammatica dell'azione epica, caratteristiche proprie dell'impressionismo.

Anche nella scelta delle tecniche e dei colori, oltre che nella vera ispirazione artistica, il Bianchi dimostrò di essere veramente un grande talento naturale. Da ricordare anche l'ottimo "Autoritratto giovanile" - conservato agli Uffizi di Firenze - in cui, meglio che in altri, egli esprime tutta la sua bravura di ritrattista psicologico (oltre tutto ci fa conoscere il suo volto che è bello e intelligente). Mosè Bianchi lavorò anche in Lodi e nel Lodigiano. Fino a qualche tempo fa si potevano ammirare nel Duomo di Lodi ben ventiquattro "Medaglioni di Santi", che egli aveva eseguiti nel 1871, e ora distrutti (!) durante il restauro radicale della Chiesa madre lodigiana. Oggi nel territorio lodigiano esistono ancora alcune opere di Mosè Bianchi, ma, generalmente, lasciate andare in rovina.

Di ottima fattura e ben conservati sono i "Bozzetti" su legno dei quattro Evangelisti, a lui attribuiti, che si conservano nella "sua" Chiesa parrocchiale di Mairago.

Al camposanto di Turano Lodigiano, nella Cappella funeraria della Famiglia PREMOLI si possono ancora oggi ammirare - anche se in cattivo stato - due buoni affreschi su muro: una splendida "Vergine Maria" a mani giunte con dita intrecciate, seduta, ai cui piedi sta, inginocchiata e a mani giunte, la stessa "devota", signora Premoli; l'altro affresco raffigura un "angelo" che porta in cielo l'anima di un defunto.

Nella stessa cappella si trova un busto in marmo bianco di autore ignoto, ispirato, nel modellato, al ritratto della Signora Premoli, dipinto dal nostro Artista. Il Mosè Bianchi - che fu membro dell'Accademia Albertina di Torino - fu senza dubbio un ottimo e geniale artista, ma la sua fama fu limitata a causa del cattivo gioco della sorte che lo fece nascere e vivere in un tempo in cui l'altro pittore Mosè Bianchi di Monza (1840 - 1904) (3), per la verità, superiore e assai più noto del Nostro, gli rubava la gloria, offuscandone il genio. Il nostro Mosè Lodigiano si dimostrò evidentemente seccato dall'omonimia che lo danneggiava e su alcune sue opere che riteneva importanti o particolarmente care egli si firmava: "Mosè Bianchi Lodigiano"; evidentemente preferiva essere quello che era: e non era poca cosa.

"Mairago - Atto di battesimo del pittore MOSE' BIANCHI conservato nell'archivio parrocchiale."

Purtroppo anche il suo carattere ombroso e rissoso non gli fu certo d'aiuto, impedendogli di coltivare le amicizie che contano, presupposto indispensabile per "sfondare" nella critica e sul mercato.

Forse anche per questo morì in triste solitudine, celibe, a soli 56 anni nella sua casa di Mairago al numero civico 54, (4) il giorno 11 Novembre 1892 dopo aver ricevuto piamente i Santi Sacramenti. Fu sepolto nel Cimitero di Mairago dove ancora oggi vi sono in una cassetta di terracotta alcuni suoi resti, conservati gelosamente nella Cappella del Signor DR. Giuseppe Leidi già Sindaco di Mairago (5).

Il Comune di Mairago gli ha dedicato una via (6).

 

 

"Mairago - Tolto il coperchio in legno della piccola urna in terracotta, così apparvero i resti del pittore Mosè Bianchi; erano parzialmente coperti dal alcuni fogli del "Corriere della Sera" del 10 Maggio 1942, Anno XX. Mosè Bianchi era stato sepolto nella terra del Cimitero di Mairago alla sua morte (1892), poi i suoi resti furono rimessi in questa urna e posti in una specie di nicchia fatta nel muro di cinta dello stesso Cimitero nel 1942; furono quindi ritrovati dai muratori che ripararono il muro di cinta nel 1969 e consegnati al Sindaco di Mairago che era il Dott. Giuseppe Leidi, il quale - con pensiero gentile - volle ospitare nella sua cappella privata i resti del grande pittore, nello stesso Cimitero, ove ancora si trovano."

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Mairago - Questi sono tutti i pochi resti di Mosè Bianchi che sono stati ritrovati nella piccola urna in terracotta nel Cimitero di Mairago. Il Dott. Mario Dacosto, di Cavenago d'Adda, li ha per noi così classificati:

 

 

 

 

 

 

1) Manca tutta la colonna vertebrale; 2) Cranio: osso occipitale quasi al completo; due parietali; il frontale; una parte del temporale sinistro; (manca completamente la base cranica) tre denti a parte: molare, premolare, incisivo mediale, tutti superiori; 3) Arto superiore: una parte della scapola; radio e urna. 4) Arto inferiore: un tratto di femore (parte mediale); parte del bacino (acetabolo); ala iliaca; parte della tibia; un calcagno; altri piccolissimi framenti d'ossa."

"Mairago - Targhetta in carta del coperchio in legno della piccola urna contenenti i resti del pittore Mosè Bianchi. La scritta è assai consumata, però si possono intravedere le seguenti parole: "Ossa del pittore Mosè Bianchi nato a Mairago l'11 Nov. 1836 morto a Mairago l'11 Nov. 1892..." Seguono alcune parole illegibili."

"Mairago - Atto di morte del pittore Mosè Bianchi di Mairago, conservato nell'Archivio Comunale."

 

 

 

 

 

"Mairago - L'Amministrazione Provinciale di Milano prende atto del ritrovamento dell'urna contenente i resti del pittore Mosè Bianchi. L'urna era stata sistemata nel muro di cinta del Cimitero di Mairago e fu scoperta, quando questo muro fu abbattuto per costruire l'attuale. Il Sidaco Dott. Giuseppe Leidi decise - con pensiero gentile - di ospitare i resti del grande pittore di Mairago nella sua tomba di famiglia nello stesso Cimitero, ove ancor oggi (1983) si trovano."

 

 

 

 

"Mairago - Bozzetti dei quatro Evangelisti dipinti su legno, attribuiti al pittore mairaghino Mosè Bianchi."