IL  « PROFESSORE »


ovvero il

Prof. Comm. Rag.
NICOLA d'AMMACCO

(1864-1937)



1. GLI INIZI

Brevi appunti biografici redatti negli anni '40 dal nipotino, Dott. Nicola d'Ammacco (1909-1984)

Nato a Taranto il 2/2/1864 da Domenico e Anna Sorace, in Via Cariati. Il padre aveva un negozio di merceria in Piazza Fontana, presumibilmente ove è adesso il negozio di Catapano.
Studiò in Seminario. Si diplomò Ragioniere, forse a Bari perché a Taranto non esistevano le scuole di Ragioneria. Studiò poi all'Istituto Superiore di Commercio di Bari, ove conseguì l'abilitazione all'insegnamento.

Fu impiegato al Comune di Taranto e insegnò Computisteria nella locale scuola Capuana. Successivamente creò l'Istituto Tecnico Pitagora, che prima fu pareggiato e poi divenne statale. Egli ne fu il primo Preside.
Tutti i Ragionieri di Taranto dalla formazione nell'Istituto lo ebbero come professore; ed infatti gli rimase per tutti il titolo di Professore. Quello dell'insegnamento fu un settore al quale particolarmente tenne.

Altro settore al quale dedicò le sue cure fu quello della contabilità. Cominciò col tenere la contabilità della Società di Mutuo Soccorso e da questa società a poco a poco sorse la famosa Cassa Operaia di Sconti e Pegni. Questo della «Banca di d'Ammacco» – così veniva chiamata – necessita proprio di una trattazione a parte, perché dalla Cassa Operaia sorsero le industrie tarentine, il commercio e il Borgo.
La Cassa Operaia estese le sue filiali nelle province di Taranto, Lecce, Bari, Matera (allora Potenza), con sedi filiali-agenzie a Martina Franca, Massafra, Manduria, Mottola, Palagiano, Laterza, Ginosa, Locorotondo, Francavilla Fontana, Grottaglie, S. Giorgio, Montescaglioso, Bernalda, Pisticci, ecc., o con corrispondenti servizi anche in alcune esattorie comunali.

Nel 1898 creò i Magazzini d'Ammacco. Sorgevano in Via d'Aquino ove ora sono i numeri civici 72-74. Successivamente nel 1913 si trasferirono ai numeri civici 130-140.

2. IL PERIODO DI MASSIMO FULGORE

Articolo tratto da «Il Commercio Jonico» (organo ufficiale mensile della Camera di Commercio e Industria dello Jonio), Anno I, N° 1, Gennaio 1926.

Nota. Nel gennaio 1926 la Camera di Commercio di Taranto dava inizio alla pubblicazione del suo bollettino mensile, chiamato «Il Commercio Jonico». Il primo numero di detta rivista recava in apertura il presente articolo, dal titolo "Il Prof. Comm. d'Ammacco - Primo Commissario Governativo della Camera di Commercio e Industria dell’Jonio", dovuto alla penna dell'avv. Beniamino Massilli segretario della Camera di Commercio stessa e direttore della rivista.

Iniziando la pubblicazione di questo Bollettino sorge spontaneo in noi il pensiero di dedicarne una pagina a colui che possiamo chiamare il fondatore della Camera di Commercio e Industria dell’Jonio.

La storia di questo Istituto tanto reclamato e sollecitato per la protezione dei più vitali interessi della nostra Provincia, non può infatti scompagnarsi dal nome di Nicola d'Ammacco, che ne fu il propugnatore più costante e convinto.
Noi, e con noi gli amici tutti dell’ex Associazione Commerciale, Industriale ed Agricola, ora Sindacato Fascista del Commercio, ricordiamo ancora le continue riunioni tenute nell’attuale salone della Camera. In esse i più vistosi problemi venivano trattati, e Nicola d'Ammacco, allora Presidente dell’Associazione, portando in ogni occasione la sua parola di competenza e di fede, non tralasciava mai far presente il diritto di Taranto, in ispecie ormai che era stata elevata a Capoluogo di Provincia, ad avere la propria Camera di Commercio.
Né la sua azione si arrestò alle solite discussioni, accademiche ed agli stereotipi ordini del giorno che poi finiscono col lasciare il tempo che trovano.
Egli, ed una volta anche con un comitato di volenterosi, si recò a Roma ripetutamente e, spiegando a S. E. il Ministro la necessità dell’istituzione di una Camera a Taranto, riuscì ad affermarne il diritto.
Per dovere di imparzialità e di gratitudine ricordiamo pure che i tre Deputati della Provincia fecero a gara nel coadiuvare l’opera del Comm. d'Ammacco, che con tanta simpatia era accompagnata dagli esponenti più significativi delle nostre attività economiche.
Tale interessamento veniva coronato da successo e l’istituzione della Camera di Commercio e Industria dell’Jonio con Decreto Legge 16 Ottobre 1924, per volere del Governo Nazionale Fascista, diventava un fatto compiuto.
Era necessario quindi l’impianto del nuovo istituto.

A chi allora, fra i cittadini più illustri e meritevoli di Taranto, far capo?
Era chiaro che nessuno più del Comm. d'Ammacco, tante volte Consigliere e poi Vice Presidente del Consiglio Camerale di Lecce, industriale, commerciante, banchiere e professore, potesse assolvere il non lieve compito. E tutti, concordemente. senza la menoma discussione, indicarono il suo nome per la nomina a primo Commissario Governativo.
Assunto a tale carica, con una diligenza ed un amore senza pari, si dedicò alla organizzazione ed all’impianto degli uffici, chiamando a suoi coadiuvatori uomini pratici, capaci e fattivi, che come tali avevano sempre goduta la sua personale fiducia. [...]

Non ricorderemo tutta l’attività spiegata dal primo Commissario Governativo per il sorgere della nuova istituzione, ma è facile capirne l’importanza.
Locali, arredamento, costituzione degli uffici, assunzione di personale e così via per altri avrebbero rappresentato un ostacolo insormontabile, specie poi se si consideri che la Camera nuova non aveva né fondi né rendite. Tuttavia la difficoltà dei locali fu da lui superata perché, sempre fiducioso nell’avvenire di Taranto, egli tanti anni prima aveva già prevista la possibilità della nuova Camera di Taranto e non aveva mancato nel contratto di locazione degli ampi e splendidi locali dell’Unione Commerciale Industriale ed Agricola, far includere una clausola che poi avrebbe data la possibilità del sub-affitto. E così, per opera sua, i locali si ebbero, ed anche decorosi.
Per il resto provvide con un mutuo che è stato già estinto e ben presto la Camera nuova fu posta in condizioni da funzionare e da cominciare lo svolgimento dei compiti importanti che le leggi ed i regolamenti le affidano.

Noi abbiamo ragione di ricordare con grato pensiero e con affetto sentito la persona del nostro primo Commissario Governativo.
Egli è anche e sopratutto un cittadino eminente la cui nobile carriera è tutta un’opera ammirevole di costruzione, tutta una creazione incessante e silenziosa che trova norma nella costanza, nella saggezza, nel lavoro e nella bontà. Di modesti natali, dimostrò fin dalla sua fanciullezza spiccata tendenza allo studio ed amore verso la propria città. Giovanissimo ancora, si dedicò all’insegnamento nelle nostre scuole secondarie ed è veramente notevole il ricordo di affetto e di gratitudine che i suoi discepoli, ormai uomini fatti ed alcuni anche cittadini ragguardevoli, gli conservano tuttora.
Senza abbandonare la scuola, nella quale continuò per lunghi anni ad educare ed istruire nelle discipline commerciali ed economiche tutta una generazione, all’età di venticinque anni entrò nella famiglia della locale Cassa Operaia di Sconto e Pegni, emanazione della Società Operaia di Mutuo Soccorso, nella qualità di Ragioniere. Detta Cassa Operaia, all’epoca cui accenniamo, si occupava di piccoli sconti ai propri soci e di prestiti su pegni, ma il giovane Professore, cominciando ad ambientarsi, ebbe subito la visione di quel che la piccola Cassa avrebbe potuto diventare mercé un’opera assidua e tenace, formandosi inoltre un esatto concetto dei benefici che un istituto bancario locale avrebbe potuto arrecare ai commerci ed all’industrie della zona, portato che si fosse ad un certo stato di potenzialità.
Dopo due anni, essendo stato nominato Direttore, otteneva dal Consiglio di Amministrazione le più ampie facoltà per un avviamento dell’Istituto in base ad un’azione più vasta che fino allora non aveva creduto e potuto esplicare.

Non staremo qui a farne la storia, ma certo dopo quarant’anni di direzione del prof. d'Ammacco, la Cassa Operaia di Sconto e Pegni ha raggiunto delle mete veramente meravigliose. Basta dire che il capitale ha raggiunto la somma di L. 1.500.000 ed i depositi la vistosa cifra di L. 35.000.000.
I commercianti e gl’industriali locali la chiamano “La Benemerita”, perché essi sanno quanto giovamento deriva da questo istituto al progresso delle nostre attività economiche. E’ noto poi che non pochi problemi cittadini hanno potuto avere la loro soluzione solo mercé il finanziamento della Cassa Operaia, vantaggio che ridonta a beneficio non solo di questa o quell’altra categoria, ma di tutta la cittadinanza.

Ma non è solo alla scuola ed all’attività bancaria che il prof. d'Ammacco si è dedicato nella sua vita. Egli è anche il pioniere di industrie locali non indifferenti che, oltre a contribuire allo sviluppo economico, conferiscono e decoro e rinomanza alle nostre contrade.
Presiede infatti la Società Cementi dell’Jonio, che è una delle più importanti fra le simili nella Regione. Il d'Ammacco non solo la costituì, ma seppe affrancarla dal vassallaggio verso l’estero per l’importazione della materia prima. Mentre infatti le industrie congeneri importavano la marna dall’Austria, egli, avvalendosi della sua ammirevole competenza ed esperienza, pensò che non era il caso di andare a ricorrere tanto lontano quando questa materia esisteva in quantità quasi inesauribile nella vicina e Calabria. E piuttosto che pagare all’estero il tributo che altri pagavano, acquistò i vasti giacimenti di marna in territorio di Montegiordano, che la Società Cementi dell’Jonio ha sfruttati e sfrutta tuttora dando lavoro ad una massa numerosa di operai sottratti dalla piaga della disoccupazione.
Creatore della Società Frigorifera Tarantina per l’industria del freddo, ne è uno dei maggiori azionisti.
Presiede la Società Elettrica Jonica, recentemente costituita, che ha per fine di distribuire la luce elettrica a tutti i Comuni della Provincia, dei quali, su ventisette, appena quattro attualmente sono forniti di tale mezzo di illuminazione. Per l’esistenza di questa Società, prossimamente ben sei fra i più grossi Comuni avranno il loro impianto, che non è neppure lontano pei rimanenti paesi o non illuminati affatto o malamente illuminati a petrolio.
Il Prof. d'Ammacco è ancora uno dei più forti azionisti nella Società Elettrogas, nella quale ha ricoperto per molti anni la carica di Vice Presidente con funzioni di Presidente.
Né basta, ché quando non ha prese personalmente delle iniziative ha indotto altri a prenderle in sua vece, fornendo col suo Istituto Bancario tutto l’incoraggiamento necessario. Ha infatti finanziato diversissime industrie locali, che danno non poco lavoro agli operai del Tarantino, oltre l’Opera Nazionale Combattenti per i lavori della bonifica Stornara in agro di Ginosa, le Case Operaie Tarantine e il Comune di Taranto, che altrimenti, per rifiuto di altre Banche, non avrebbe potuto eseguire lavori pubblici importantissimi.

Il Prof. d'Ammacco si è distinto anche come commerciante, tanto che i negozi più importanti della città sono quelli tipo Rinascente, impiantati da lui nel 1898 ed oggi gestiti dai suoi distinti figliuoli.
Ma oltre le doti e le qualità di educatore, industriale, commerciante e banchiere, altri titoli e benemerenze vanta il prof d'Ammacco. Fu Preside dell’Istituto Tecnico di Taranto, fondatore e presidente dell’ex Associazione Industriale ed Agricola, Consigliere Provinciale e Deputato Provinciale, Consigliere Camerale e Vice presidente della Camera di Commercio di Lecce. [...]

3. LA CARICA DI COMMISSARIO PREFETTIZIO

Alcuni brani tratti da un ampio articolo apparso sul Corriere del Giorno del 19 gennaio 1950, a firma di Cataldo Romanazzi.

Il prof. Nicola d'Ammacco, intento come era alla sua opera nobile e benefica, non aveva chiesto di far parte del partito fascista, così nel 1925 gli fu data la tessera ad honorem e gli fu conferita la Commenda della Corona d'Italia motu proprio del Re: onori niente affatto sollecitati ma tuttavia, a quel tempo, irrifiutabili.
Nell'intento di servire meglio la città nativa cui era andato dedicando il meglio della sua vita, ritenne opportuno accettare - in un momento politico che sembrava orientarsi verso un assetto di concordia nazionale - l'incarico di Commissario Prefettizio del Comune di Taranto, incarico che si risolse in una prova lampante del suo attaccamento alla difesa degl'interessi cittadini e della inconciliabilità di questi con certi sistemi di prepotenza e di corruzione politica.
Nelle condizioni di dissesto finanziario in cui versava il Comune, egli non poté svolgere altro che una ordinaria amministrazione. Tuttavia cercò di fare del suo meglio per fronteggiare la situazione ed avviare a favorevole soluzione un importante problema che in avvenire avrebbe potuto sollevare le sorti della bilancia comunale: la rivendicazione, da parte del Comune di Taranto, dei diritti sullo sfruttamento delle zone del Mar Piccolo, che erano stati invece ceduti, con una legge speciale, ad una Società romana costituitasi come Azienda Demaniale del Mar Piccolo. [...]

Un gruppo di affaristi della provincia di Lecce, sotto il patronato di un noto alto gerarca del luogo, prese l'iniziativa di far costruire una nuova ferrovia per collegare fra Taranto e Nardò i diversi paesi che non avevano mezzi facili di comunicazione. Per i progetti e gli studi di tale iniziativa, furono invitati tutti i Comuni interessati a versare alla costituenda Società Anonima un congruo sussidio. Il Comune di Taranto fu invitato a versare subito la somma di lire trecentomila a titolo di primo sussidio. Il prof. Nicola d'Ammacco, conscio dello stato disastroso della finanza comunale, ed anche perché riteneva impossibile l'effettuazione del progetto, rifiutò la concessione del richiesto sussidio. [...]

Non passò molto tempo e fu presentato dalla Società Autonoma dell'Acquedotto Pugliese un capitolato in base al quale il Comune di Taranto doveva rinunziare all'esercizio ed all'uso dell'acquedotto comunale di Triglie e di quello che il Comune aveva parzialmente ceduto all'amministrazione militare della Regia Marina per fornire l'acqua all'Arsenale Militare Marittimo. Tutti i progetti di fabbricati o di stabilimenti industriali dovevano essere obbligati a far eseguire l'allacciamento della condotta principale alla propria casa, in base ad una tariffa che fu definita strozzatoria dai malcapitati proprietari.
Il prof. d'Ammacco comprese subito che una ondata di malcontento e di deplorazione si sarebbe rovesciata sulle sue spalle se avesse firmato una tale onerosa convenzione ed alieno com'era di procurare il benché minimo danno a chicchessia, declinò lo incarico di Commissario Prefettizio e tornò a dedicare la sua benefica opera come direttore della Cassa Operaia.
Ma la sua disobbedienza ai voleri indiscutibili delle autorità fasciste, provocarono subito dopo una vendetta spietata ed inesorabile contro Nicola d'Ammacco.

4. LA GARANZIA DEI PROPRI BENI

Brano tratto da Società Operaia Tarantina di Mutuo Soccorso, a cura del Dott. Franco Giannace, Editrice TARENTUM, Taranto, 1975

Nello stesso tempo si cercò di colpire quella stessa istituzione alla quale egli aveva dedicato per oltre quarant'anni gran parte del suo lavoro, cioè la Cassa di Sconto e Pegni. Pare che Starace non solo mise politicamente in cattiva luce il D'Ammacco ma fece di tutto, in qualità di vicepresidente del Banco di Napoli, di manovrare quest'ultimo istituto bancario in modo da creare le premesse per la crisi della Cassa. Allo scopo di sottrarre i correntisti alla Cassa sembra che furono date istruzioni alla succursale del Banco di Napoli di Taranto e alle agenzie situate nelle medesime sedi della Cassa di aumentare l'aggio di interesse sui depositi al fine di provocare la crisi della Cassa. Il fine fu facilmente raggiunto in quanto quest'ultima, trovatasi esposta per diversi milioni di lire prestati a grandi aziende locali, si trovò nelle condizioni di non poter affrontare le richieste dei correntisti.
Il 29 luglio del 1929 si propagò la voce nella cittadinanza tarentina che la Cassa aveva cessato i pagamenti destando molta apprensione nella gran massa dei depositanti. Il giorno seguente da parte della Cassa venne fatto affiggere per le strade della città il seguente manifesto:

CITTADINI,
La Cassa Operaia di Sconto e Pegni, il benemerito Istituto che ha assecondato tutte le iniziative cittadine, che tanto ha cooperato allo sviluppo dell'Industria e del Commercio, al vertiginoso incremento della Città, finanziando grossi e piccoli agricoltori, commercianti, imprenditori di opere pubbliche, Enti pubblici e privati, a seguito di voci tendenziose ha subito in questi ultimi giorni in Taranto e fuori rilevantissimi ritiri di depositi con numerose prenotazioni.
D'altro canto non ha potuto nè voluto usare lo stesso rapido sistema per costringere i suoi numerosissimi debitori di pagare per evitare il dissesto in molte note aziende della provincia, preferendo fermare temporaneamente i pagamenti, per provvedere agli incassi senza danno dei depositanti.
Di fronte al panico della clientela nessun Istituto anche fortissimo può resistere.
I depositanti, però, stiano tranquilli che riscuoteranno l'integrale loro avere.
E qualora le attività della Cassa, cosa impossibile, non dovessero coprire il passivo, supplirà il patrimonio del Direttore Nicola D'Ammacco che dopo quarantasei anni di assiduo lavoro, spontaneamente lo ha messo a disposizione, dandone assicurazione personale all'Illustre Capo della Provincia, S.E. Grassi.
Con la valida cooperazione di S.E. il Prefetto, si cercherà di evitare le gravi ripercussioni nell'Industria e nel Commercio e di garentire ancora meglio i depositanti, il cui danaro, sacro ed inviolabile, non è stato distratto o malversato, ma solo utilmente reimpiegato in Taranto.
Taranto 30 luglio 1929 - A. VII.
      Il Direttore                                     Il Presidente
Nicola d'Ammacco                        Avv. Gius. Latagliata


5. L'EPILOGO, A TESTA ALTA

Brano tratto dal già citato articolo del Corriere del Giorno del 19 gennaio 1950, a firma di Cataldo Romanazzi.

Nicola d'Ammacco e qualcuno dei suoi buoni collaboratori sapevano che la situazione non era affatto deficitaria e che i creditori avrebbero potuto realizzare il cento per cento ed offrirono in garanzia i loro beni, a patto però che la liquidazione delle attività della Cassa Operaia fosse eseguita con il loro diretto controllo e benestare.

Nel prendere questa decisione Nicola d'Ammacco era matematicamente sicuro del favorevole risultato e della possibilità di far rivivere questo vecchio glorioso istituto bancario. La proposta, con grande sorpresa e deplorazione generale, fu respinta ed il prof. Nicola d'Ammacco, per non aver voluto firmare l'atto di cessione incondizionata dei beni suoi e dei suoi figli che erano frutto di tanti anni di assiduo e intelligente lavoro, subì una condanna di confino e per diversi anni visse esiliato e lontano dalla propria famiglia.

Nota. Il provvedimento di assegnazione al confino di Polizia per quattro anni, deliberato con sentenza del 26 agosto 1930, venne reso immediatamente esecutivo. Il periodo di confino ad Amalfi iniziò il 12 settembre e si concluse nel 1934.

6. IL CORDOGLIO DEI TARENTINI

Brani tratti da due articoli apparsi sul quotidiano Voce del Popolo nei giorni 11 e 18 dicembre 1937.

[Voce del Popolo, 11 dicembre]
Stamane alle ore 7 improvvisamente si è spento il Comm. prof. rag. Nicola d'Ammacco. Straziati dal dolore ne danno il triste annunzio la moglie Teresa Pica; i figli Domenico, Giuseppe, Manlio, Anna, Grazia e Lucia; i generi; le nuore; le sorelle; i nipoti. Taranto 9-12-37-XVI.

Con la morte del comm. prof. d'Ammacco, scompare una personalità che ebbe gran parte, per molti anni, nel movimento locale e regionale, politico ed amministrativo, economico e bancario, industriale e commerciale.
Era qui nato poco più di settanta anni or sono, e nei molteplici campi in cui aveva dato prova del suo ingegno e della sua perspicacia e competenza, era stato di una attività e laboriosità intense. Doveva tutto a sé stesso e a queste sue prerogative.
Per lungo tempo fu professore di computisteria nella nostra Scuola Tecnica ed ebbe discepoli valorosi che gli furono sempre memori ed affezionati. Fu uno dei fondatori, e sino alla cessazione, direttore, della Banca Operaia di Sconto e Pegni; fondatore dei Magazzini Emporio, attualmente in esercizio e che sono i più vasti della Provincia; consigliere camerale e provinciale; membro di varie istituzioni e commissioni, e da ultimo Commissario Prefettizio al Comune del Capoluogo. Disimpegnando questa carica, che pur tenne per brevi mesi, con amore ed interesse filiale verso la Città natia, affrontò ed impostò varii problemi locali.
Durante il tempo in cui fu a capo della Banca Operaia, sovvenzionò molte iniziative ed imprese, e particolarmente aiutò ed incoraggiò l'edilizia locale, che per suo tramite ebbe da quell'Istituto quell'iniziale e decisivo incremento, che è stato la base fondamentale della grande Città odierna.

[Voce del Popolo, 18 dicembre] Lutto cittadino
E’ deceduto il Comm. Prof. Rag. Nicola d'Ammacco, tarantino verace e cittadino benemerito. Nato dal popolo, col suo ingegno, col suo costante lavoro e con la sua indomabile volontà, assurse a posti e a cariche delicate ed importanti sì da avere gran parte, se non la dominante, nel movimento bancario, economico ed amministrativo della città e della regione, fino a pochi anni or sono. [...]

Per oltre 25 anni fu deputato provinciale di Terra d’Otranto e poi Consigliere camerale di Lecce, prima, e di Taranto dopo; e fu il fondatore e l’organizzatore della prima Camera di Commercio di Terra d’Otranto, lasciando in queste amministrazioni orme indelebili della sua profonda competenza e della sua pratica saggezza.
Fu, infine, per circa due anni Commissario Prefettizio al nostro Comune e per questa circostanze si ebbe dal Partito la tessera « ad honorem ». E fu in questo periodo che il comm. d'Ammacco impostò e risolse importanti e difficili problemi cittadini che solo le tempra tenace e amorevole di un amministratore perspicace e di un concittadino esemplare poteva affrontare e risolvere favorevolmente.

E Taranto è stata riconoscente a questo suo figlio, che pure ebbe la sua pagina di dolore, nella sua improvvisa scomparsa lo ha rimpianto, ricordando i servizi resi alla cosa pubblica. Fu per questo che le onoranze funebri tributate a Lui furono solenni per intervento di popolo e per partecipazione cittadina. Il corteo imponentissimo passò fra fitte ali di popolo commosso, mentre i magazzini sul percorso dell’itinerario erano chiusi con la scritta « Lutto d’amicizia ».

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